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l'uomo diventa ciò che pensa

Disegna la tua immagine

Intervista a cura di Daniela Garruto*

L’intervista a Valeria Caputo, psicologa di origine clinica specializzata in psicologia aziendale, per introdurre la conferenza “Disegna la tua immagine
Giovedì 11 Maggio dalle ore 19,00 alle ore 21,00 presso l’Associazione “Segni di Ripartenza” in via Arrigo Davila 37/H Roma.

Che cosa significa per te “disegna la tua immagine"?

Quello che ho notato negli anni della mia professione è che la confusione spesso è dovuta al fatto che le persone non sanno chi sono, e soprattutto, che cosa vogliono diventare, sia a livello professionale che a livello personale. Quello che, quindi, io intendo dire è: delineiamo, cerchiamo di capire chi sei. Nessuno di noi si conosce perfettamente. Un minimo di identità, però, ce la dobbiamo avere tutti perché, nel momento in cui ci mettiamo sia nella rete sociale sia nella rete professionale, più abbiamo le idee chiare più ci sappiamo in qualche modo “vendere”. Se non abbiamo le idee chiare su di noi non lasciamo una buona impressione, non riusciamo a gestire le relazioni e quindi finiamo per non ottenere lavoro o per avere poca rete sociale. Disegnare la propria identità significa avere le idee chiare su se stessi.

Oggi è ancora più importante che in passato disegnare la propria immagine?

Adesso è fondamentale! Purtroppo nel mondo in cui viviamo, dico purtroppo e lo sottolineo, l’immagine è diventata la cosa più importante. Quello che però io vorrei trasmettere non è quello di fingere quello che non si è. Naturalmente, l’immagine quando la costruiamo deve essere coerente con quello che noi siamo, non dobbiamo costruire un’immagine che sia falsata o che non ci appartenga, dobbiamo comunque essere noi stessi. L’immagine adesso è fondamentale perché si comunica molto più per immagini che per altro. Basta vedere tutti i programmi televisivi che stanno andando adesso per la maggiore. L’apparire agli altri è diventata una cosa importante, quindi, se noi abbiamo un’immagine chiara di noi stessi adesso può sicuramente risultare vincente rispetto a tante altre cose. Quando io parlo di immagine, di identità parlo proprio del modo di comunicare sia a livello verbale che non verbale. È questo che io intendo come immagine. L’essere coerenti e giusti per se stessi non è semplice da trasmettere e molto spesso ci diciamo “perché di quella persona mi sono fatta quella prima impressione? Una prima impressione in quel modo piuttosto che in un altro?”, perché comunque ci sono dei segnali che noi lanciamo, e che le persone colgono, che poi ci fanno dire “quella persona, secondo me, è in un modo piuttosto che in un altro”. Dobbiamo tenere sotto controllo, in qualche modo, i messaggi che noi emettiamo anche nostro malgrado.

Credi esista una differenza nella costruzione di immagine tra giovani e meno giovani?

I più giovani, quelli che adesso si affacciano per la prima volta al mondo del lavoro, quindi gli adolescenti e i ragazzi, hanno un’identità che molto spesso appartiene al gruppo. Vanno molto per imitazione, non riflettono molto su se stessi. Sono pochi quelli che hanno un’identità personale molto più spiccata. Secondo me, l’essere adulti, l’essere più grandi ti porta spesso, spero, ad essere un pochino più indipendente dal resto del mondo, a crearti un’immagine che ti appartenga. Poi, noi abbiamo comunque un’immagine che appartiene al nostro gruppo e un’identità più nostra. I ragazzi, invece, appartengono più al branco, al gruppo e quindi tendono ad andare più per imitazione per poi scoprire che, invece, la tua identità è altra.

È l’essere “coerenti con se stessi” che porta, quindi, il successo professionale oggi?

Assolutamente si! Sia professionale che personale! La coerenza con se stessi nell’immagine è la cosa fondamentale. Ho la sensazione che abbiamo un po’ perso di vista questa cosa. Viviamo un po’ troppo alla giornata senza riflettere su di noi, su quello che trasmettiamo agli altri. Mettiamo troppe maschere! Certe volte costruiamo la nostra identità su ciò che pensiamo che gli altri vogliano da noi piuttosto che su quello che veramente siamo. Cerchiamo più di andare incontro alle aspettative altrui piuttosto che analizzare veramente chi siamo.

Cosa si portano le persone a casa dopo questo incontro?

Un confronto con se stessi, con la propria identità, con la propria immagine, ma anche un confronto con quello che è il mondo all’esterno di loro. Secondo me, adesso stiamo vivendo in un mondo troppo individualista, che non si sofferma a capire anche le difficoltà degli altri e, quindi, il confronto è sempre fondamentale. Quello che io cerco di fare in aula è di far confrontare le persone tra di loro, di farle parlare, di farle uscir fuori, in modo tale da poter ragionare sul fatto che non siamo da soli, che comunque possiamo portare avanti dei messaggi tutti insieme, perché quello che spaventa noi spaventa anche gli altri, quello che fa coraggio a noi fa coraggio anche agli altri. Quindi quello che si portano via è una domanda fondamentale “ma io conosco me stesso? So realmente che cosa comunico al mondo esterno di me? o invece io ho un’idea e gli altri ne hanno un’altra? Quindi c’è differenza tra quello che io comunico o penso di comunicare e quello che gli altri ricevono?” È una domanda che poi eventualmente approfondiremo con altri laboratori, altri incontri.

*Laureanda in Coordinatore dei Servizi Educativi e Sociali presso Università degli Studi di Roma Tre.
 

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