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l'uomo diventa ciò che pensa

A scuola di Vita

A scuola di Vita: un nuovo modello per formare i giovani alle professioni del Futuro
Di Maria Buccolo

“Non abbiamo imparato a camminare o ad andare in bicicletta ascoltando delle lezioni. Il nostro apprendimento si svolge in una continua interazione tra pensiero ed azione. Per questo occorre cambiare la cultura della scuola”.
Questa affermazione ripresa dal libro “A scuola di Futuro” di D. Goleman e P. Senge (Rizzoli, 2016) dovrebbe essere un punto fermo sul quale poter riflettere per ri-progettare una formazione scolastica a misura di ciascuno studente in cui lo stesso trovi le ragioni per costruire il proprio futuro. I continui mutamenti del nostro mondo spesso ci sfuggono. Sono troppo, grandi, veloci e con le tecnologie avanzate seguono delle logiche alle quali è spesso difficile adattarsi in breve tempo. Oggi i bambini ed i ragazzi crescono in un ambiente di cambiamento tecnologico, sociale ed ecologico senza precedenti.

Come possono questi giovani cittadini, consumatori e futuri decisori essere aiutati a “navigare” e vivere in una realtà complessa (E. Morin) ? In un mondo dai ritmi accelerati, dove le macchine apprendono da sole, le professioni verranno create e soppresse a ciclo continuo. E allora cosa far studiare a chi entra a scuola oggi ? Imparare un metodo che sia utile a risolvere i problemi e ad allenare la mente alla costruzione della conoscenza a partire dalla realtà, sarà sicuramente una esigenza importante che nella scuola del domani dovrà sempre più affermarsi. Imparare bene a scrivere e parlare la propria lingua e almeno una straniera, oltre alla scienza, storia, matematica e tecnologia servirà sempre (Raccomandazione 2006/962/CE relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente). La scuola deve rinnovarsi sull’ applicazione di “metodologie” che mirino al protagonismo dello studente nel processo di apprendimento: lavorare in gruppo (cooperative learning), far circolare le idee, sperimentare e costruire conoscenza anche attraverso il digitale (coding sviluppo del pensiero computazionale e attitudine a risolvere i problemi più complessi). Tutti modelli pratici che sono collegabili al mondo del lavoro e delle professioni. E incoraggiare lo sviluppo del "pensiero divergente" (G. P. Guilford): la scuola e la società italiana insegnano a rispondere in un solo modo ad una domanda in una logica lineare di pensiero ed azione, quando invece le risposte possibili sono sempre molte di più come molte di più risultano essere le intelligenze di ciascun individuo con le quali può leggere ed interpretare la realtà (Intelligenze Multiple, H. Gardner).
La scuola che formerà le nuove generazione deve “Riavviare una educazione alla vita” dove la consapevolezza di sé, l’ empatia, la cura degli altri e dei sistemi più ampi che ci circondano siano al centro di una formazione umana del cittadino del domani andando oltre i saperi delle discipline. Gli stessi docenti non potranno essere relegati alle nozioni della unica disciplina che insegnano ma dovranno innanzitutto, avere una formazione di tipo metodologico fondata sul “come” insegnare una materia piuttosto che l’altra cercando di motivare i ragazzi legando le conoscenze scolastiche alla vita e costruendo insieme competenze di cittadinanza utili per il futuro professionale e lo sviluppo della persona. L’orientamento, la motivazione allo studio, la dispersione scolastica e le politiche di inclusione rappresentano oggi uno dei temi più significativi del dibattito della cultura e dell’educazione. Secondo gli ultimi dati del Miur, lasciano la scuola superiore prima del tempo il 17,3% degli alunni, contro una media Ue del 12,7%. E solitamente chi lascia la scuola o non termina gli studi vive in un contesto socio culturale ed economico disagiato. Spesso però i cosiddetti “dispersi” non sono affatto dispersi, ma sono ritrovabilissimi. Il problema è che pochi li vanno a cercare e riescono a risalire alla cause del loro abbandono. Questo compito oggi più che mai, tocca ai docenti, che devono collaborare con le famiglie, le istituzioni e le associazioni presenti sul territorio. Pertanto, posto questo problema al centro del dibattito sulla scuola del futuro, è utile che i docenti possano orientarsi verso un approccio multidimensionale nella comprensione del fenomeno leggendolo nelle più ampie prospettive pedagogiche-economiche-psicologiche-sociali, ed offrire gli strumenti indispensabili all’acquisizione di competenze per una efficace didattica integrativa e innovativa improntata sui sistemi di orientamento scolastico, formativo e professionale, sulla flessibilità curricolare, sulla diversificazione dell’insegnamento, sulle programmazioni individualizzate degli interventi e sull’introduzione di processi integrativi di alternanza scuola-lavoro. L’orientamento formativo a scuola ma anche la formazione dei docenti sono due temi molto importanti che l’associazione Segni di Ripartenza www.segnidiripartenza.it  sta sviluppando in collaborazione sia con lo Studio Casiglia Ronzoni www.casigliaronzoni.it  per quanto riguarda l’alternanza scuola lavoro che con l’Associazione Fiaba Onlus www.fiaba.org  per quanto riguarda la formazione dei docenti. Gli studenti in prima persona si avvicinano a Segni di Ripartenza sia per ricevere un supporto alla scelta del loro percorso di studi e professionale che per ricevere un sostegno allo studio, mentre la sfida relativa alla Formazione dei docenti è nata proprio da quest’anno e partirà a breve proprio grazie alle riflessioni sulla scuola che deve interrogarsi sul futuro e sui metodi di insegnamento.
L’innovazione individuata è stata proprio quella di pensare al docente come orientatore  cioè come una figura che fa da “ponte” tra scuola, mondo del lavoro ed università che sia in grado di conoscere il fenomeno dell’abbandono scolastico e contrastare lo stesso con diverse pratiche di didattica partecipativa, che portino lo studente a sentirsi “attore e protagonista” nel processo di apprendimento scoprendo una motivazione reale alla conoscenza ed alla costruzione del proprio futuro.

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